venerdì 31 agosto 2018
domenica 26 agosto 2018
giovedì 23 agosto 2018
arte
Il suono.
(o "dell'arte di accontentarsi")
E' sempre stato cosi'. Il secondo posto. La piazza d'onore. Un ottimo comprimario. Mentre la stella brillava della sua superiorita'. Insuperabile, se non inarrivabile. E lui sempre a seguire. Con un buon tempo; rapidissimo, ma non certo una saetta.
Qualche momento di gloria terrena, nei discorsi ai tavolini nei Circoli Ufficiali dell'aeronautica. Qualche citazione da sbruffoni da parte dei piloti che si vantavano dello schiaffo datogli in volo.
Ma non appena fuori dalla coltre vischiosa dell'atmosfera, nessuno poteva paragonarsi se non con lei. Persino il tempo magnificente dell'Universo e le stesse distanze siderali, potevano commisurarsi solo e soltanto con essa.
Si accontentava, lui, fin dal primo momento della formazione delle galassie, di essere la spalla della Primadonna. Un facchino per i trasporti del guardaroba luccicante, che ne seguiva talvolta i viaggi.
Come nelle poche occasioni in cui si sentiva importante. Come quando vedeva tutti quei bambini alle finestre, contare con le dita delle mani, aspettando che lui arrivasse. Si sentiva cosi' importante, nel passare radente sopra di loro. Respirava orgoglioso, nel sapere che grazie a lui, chiunque poteva calcolare a quale distanza fosse caduto un fulmine. Il rombo era un ruggito che squoteva la sua anima. Cosi che per qualche momento, dimenticava il podio e si godeva la sua natura vibrante. Senza Luce
lunedì 13 agosto 2018
giovedì 9 agosto 2018
agosto (uno)
sabato 9 giugno 2018
Haiku
Wikipedia mi parla di te.
L' haiku (俳句? [häikɯ]) è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. Generalmente è composto da tre versi[1] per complessive diciassette more (e non sillabe, come comunemente detto[2][3]), secondo lo schema 5/7/5. Tuttavia, ci sono voci critiche sulla distribuzione di sillabe, come Vicente Haya[4] o Jaime Lorente[5].
Inizialmente indicato con il termine hokku (発句? lett. "strofa d'esordio"), deve il suo nome attuale allo scrittore giapponese Masaoka Shiki(1867-1902), il quale coniò il termine verso la fine del XIX secolo, quale forma contratta dell'espressione haikai no ku (俳諧の句?, letteralmente "verso di un poema a carattere scherzoso"). Il genere haiku, nonostante già noto e diffuso in Giappone, conobbe un fondamentale sviluppo tematico e formale nel periodo Edo (1603-1868), quando numerosi poeti tra cui Matsuo Bashō, Kobayashi Issa, Yosa Buson e, successivamente, lo stesso Masaoka Shiki utilizzarono prevalentemente questo genere letterario per descrivere la natura e gli accadimenti umani direttamente collegati ad essa.
mercoledì 6 giugno 2018
lunedì 4 giugno 2018
miner
Come nelle storie minerarie dell'ottocento. Credo succeda cosi' ai minatori intrappolati in galleria.
Dapprima cercano di ritrovare immediatamente la via d'uscita, poi decidono di attendere che, dall'esterno, arrivino i loro soccorritori.
Nel rendersi conto che il tempo passa inutilmente, riprendono, forsennati, a cercare di scavare, rimuovere i detriti pesantemente inamovibili.
Fino a che, spossati, dedicano la loro immobile attenzione alla luce dell'ultima lampada a carburo rimasta accesa.
Non ho con me la piccola lampada. Eppure posso seguire l'aria respirabile che si consuma senza scampo. Posso sentire l'oramai inutile movimento del torace; il discendere e risalire della miscela senza ossigeno, che riempie inutilmente i polmoni.
Cosi' e' la galleria chiusa di certi giorni. O, se preferite, i giorni a forma di galleria senza piu' aria.
domenica 3 giugno 2018
citazioni
Venivi innanzi uscendo dalla notte
recavi fiori in mano
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.
Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.
recavi fiori in mano
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.
Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.
(Ezra Pound)
martedì 29 maggio 2018
fatali
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