venerdì 27 febbraio 2015

grimilde & biancaneve

 

Avviso a tutte le matrigne. Fate attenzione. A forza di dare mele avvelenate, prima o poi, mangerete quella sbagliata.........

 
Su quel muro abbastanza bianco e abbastanza lungo, c'era scritto "Oggi è proprio uno di quei giorni in cui vorrei perdermi. Perdermi e basta. Perdermi da solo. Forse persino senza te."
 
 
Sogni. Bellissimi. Che restano  come ombre al nostro fianco, attraversando la luce del giorno. Che attendono il sole basso  della sera. Per tornare luminosi nel buio della notte.
 

Un serpente di lanterne rosse, attaccate alle macchine, incolonnate all'ingresso della città. Proprio mentre mi viene in mente che potrei essere un grande costruttore di storie. Di storie che piacciono a tutti. Capace d'inventarne una che piace ai teneri di cuore,  perché possano palpitare per quelle due fiamme gemelle, che si amano, come loro stessi avrebbero voluto amare. Che piace agli invidiosi, perché possano riversare il loro acre sentimento, su quelle due anime, felici della loro passione. Che piace a chi vive di inganni e falsità, perché riuscira' a passare giornate intere, a immaginare e inventare tutto quello che non si vede. Che piace a chi è vivo, perché la notte riesce a sognare tutto quello che sarà domani. 
 

Come  nella fiaba di Jack, ho trovato i semi magici. Quella pianta cresciuta così velocemente, fino a portarmi così in alto. Un luogo sconosciuto. Mai neppure immaginato. Forse sognato. Oppure altre volte vissuto. Mi sono ritrovato finalmente dove il pensiero sfida il sentimento, nel correre più veloce. Dove anima e cuore continuamente si inseguono, arrivando sempre al medesimo luogo, nel medesimo istante.  Ancora oggi, non ti so dire in quale preciso momento, tutto sia accaduto. So soltanto che la paura insensata di tempeste che non c'erano, arrivo' così rapida, da non lasciare il tempo di un respiro. Mi portò giù,  lungo i  rami scivolosi, fin sotto le radici magiche.  A lasciarmi riemergere sporco e sudicio di terra, come Alice alla fine del sogno.  Con in mano, l'unica cosa che mi era rimasta, dentro una tasca sgualcita. Come un uovo d'oro. Lo stesso che custodisco ancora oggi. E che ogni giorno, nella solitudine della sera, prendo tra le mie mani. Lo stesso che consumo, strofinandolo ogni giorno, mentre lo lucido per i miei occhi. Trovando per lui, ogni giorno, un nome diverso. Sempre lo stesso.



"Non importa, se non ho stravolto le nostre vite."

sabato 7 febbraio 2015

chiuso per inventario



Stavolta, troverete tutto alla rinfusa, quasi senza senso. 
Meglio di niente. Sguazzate tranquilli nelle acque basse.




Incontrarsi,  nel luogo dove i pensieri si incontrano. 
Dove si danno appuntamento, senza neppure bisogno di dirsi il posto e l'ora.




















Pensieri & parole (opere & omissioni)


Una perla di saggezza:   
"Ricordatevi che non si ingrassa da natale a capodanno, ma da capodanno a natale" (featuring Martino)


Due regole del wellness: 
1) Fate attività fisica. Molta. Moltissima. Anche durante il giorno. 
2) Sognate. Vi prego. Sognate molto. Moltissimo. Anche di giorno.


Viaggiare seguendo il movimento del sole, verso la linea dell'orizzonte. Senza capire che così, sarà sempre notte. Senza un'alba. Senza una destinazione. Senza destino.
Per fortuna, non siamo mai abbastanza veloci. E la luce arriva, a illuminare le strade di pianura. Perché se non c'è destino, ci sarà almeno una destinazione.


Nuvole così basse da sembrare montagne, o montagne così alte, da confondersi con le nuvole. Dipende da dove ti trovi.


La vita ha la forma rotonda di una curva sulla strada, all'uscita dalla città. Sarà pure un'illusione, ma è bello vedere che il mondo gira intorno alla tua auto.


Chissà se la Legge della Sincronicità di C.G. Jung, si applica anche ai tergicristalli, che vanno al ritmo di Giorgia. (Solo uno fra tanti)




Dovendo scegliere, tra la poesia delle emozioni e la prosa della realtà, tirate pure la moneta.
Poi riponetela in tasca, senza neppure guardare se sia testa o croce. 
E tirate dritti. Tranquillamente.


Cervelli in fuga. Non sempre vanno all'estero. Il mio, ad esempio, cerca solo un posto dove non essere trovato.


Capisco chi vuole sparire. Non del tutto. Non per sempre. Solo in parte. Solo per un po'. Solo metà. Di uno.




Chissà cosa accade quando il giorno inizia, mentre dall'altra parte del mondo,  ti trovi al centro esatto della notte.  Chissà se i pensieri da svegli, attraversano tutti quei meridiani, come se niente fosse.  Chissà se parlano la stessa lingua dei sogni e ci arrivano dentro, direttamente. E chissà se tutte quelle linee che attraversano lo spazio e il tempo, si chiamano Paralleli,  per tenere vicini i pensieri, le persone, le vite. Senza allontanarsi.






Dicono che la cometa sia lì. Ma io non la trovo.  Non la vedo. Eppure dicono sia vicinissima. Solo un milione di chilometri. Lo so: mi sfiorerà. Esattamente come te.  Ma io non la trovo. Non la vedo.









Auguri di buon natale ("del Natale non si butta via niente").

Un miraggio è fatto così. Rovescio il mondo e mi ritrovo  con le nuvole sotto i miei piedi, a fare finta che sia neve. E sopra di me, i tetti delle case. Con i comignoli da cui cade di tutto. Fuliggine, carboni ardenti, griglie e spiedi. Vecchietti magri, bambini curiosi. E poi sveglie, angioletti di porcellana, ghirlande luccicanti, lumini con le facce paffute di Santa Klaus.
Quel mondo rovesciato, mi fa pensare alle storie Argentine, dove nevica a Ferragosto, mentre a Natale si va al mare.  Mi fa ricordare la mia vecchia enciclopedia del come e del perché,  che spiegava come si creano i miraggi, compresi quelli sull'asfalto rovente.
Ed è così che d'improvviso, da quel pavimento nevoso fatto di nuvole, al posto dei pini e degli alberi di natale, sbucano file intere di palme. E mi ritrovo sul lungomare, come fosse Palm Beach. Non è un miracolo. È un miraggio. Di Natale.







Vorrei dirtelo. Perché  non so disegnare ciò' che non ha forma.



Ciao.  Come va?  Possibile che non trovi  tempo per me?  Firmato: la tua vita.





(Chiamami.  Senza usare alcun telefono)




martedì 16 dicembre 2014

sempre colle








Sempre in ritardo fu,
quell'ermo colle









 
[17:23]
Capita sempre. Ti infili nella pioggia, lungo la strada. E quella strana macchina si mette in moto, silenziosa. Riavvolge il tempo. E ti ritrovi come una liceale, a premere invio.
 
[08:16]
Oggi grammatica. Le cose che pensiamo. Le cose che diciamo. Non sono quasi mai quelle che facciamo. Per questo esiste il futuro. Semplice ("farò") o complicato ("vorrei fare"). Oggi scegliete una cosa che pensate o dite. E fatela.
 
[17:07]
Ci sono gesti preparati, quasi premeditati. Di cui studiamo ogni piccolo dettaglio. Di cui immaginiamo il gusto, mentre aspettiamo che si realizzino. Poi, ci sono altri gesti, che semplicemente accadono. Naturali e confidenti, come un abbraccio morbido sui fianchi. Sono gesti mai cercati. Eppure conosciuti da sempre. Che assaporiamo indefinitamente.  Come il color pastello del cielo di dicembre.
 
[20:04]
Abito in un luogo,  dove nessun amico passa all'improvviso, per restare a cena. Dove non capita quasi mai di raccontare la storia di una bottiglia da stappare. Dove non fai tardi, perché l'aperitivo era imprevisto. Dove il citofono non ti parla con la voce  di qualcuno, che si è ricordato di te, davanti al tuo portone. Dove anche se vai nella direzione contraria, nessun volto ti conosce più. Dove la domenica non c'è il caffè con il vassoio, dopo Messa.
 
[08:28]
Esprimi un desiderio. Forse non si avvera. Ma è così bello, mentre lo immagini. Da sembrarti vero.
 
[08:51]
"alla tua età, ancora così romantico?" Esistere è una questione  di spazio-tempo. Io preferisco lo spazio. E fregarmene del tempo.
 
[21:46]
"Non siete voi che state in mezzo ai tavoli. È la pizzeria che è piena di gente grassa....."

[10:08]
È colpa mia. Se al liceo, non avessi avuto 2 in francese, oggi non sarei qui. Costretto a stare in un luogo dove ogni schifezza ha un nome in italiano. Così da poterla capire.
 
[20:42]
Ora che ha smesso di piovere, posso andare più piano. Lento, come i tuoi passi, ritrovati in una canzone consumata.

sabato 13 dicembre 2014

domenica 7 dicembre 2014

buone giornate e buone serate

 
 


 


















Ci sono storie che non puoi svelare a chi le ha vissute. E che non vuoi raccontare a tutti gli altri.
 
 
 
Buone Giornate
 
 
Raccontano che, durante la seconda guerra mondiale, quando gli aerei avevano difetti inspiegabili, gli aviatori davano per certo che il guasto fosse opera dei "Gremlins". Piccoli esseri, animali-folletti, astuti e perfidi. Capaci di sabotare ogni parte dei velivoli, mettendo a repentaglio la vita degli equipaggi. Forse qualcuno di loro è arrivato anche dentro la carlinga delle nostre vite.  Hanno rubato il tempo, la vicinanza, la confidenza, l'intimità.   Hanno sottratto i pensieri, i progetti, le fantasie, i desideri.  Hanno divelto la voglia di dire, fare, baciare, come scassinatori provetti. Ci hanno lasciato le lettere.   Un po' per consolare della mancanza.  Un po' per acuire la sofferenza della perdita.  Perché i Gremlins sono così.  Perfidi.
(Per cui, oggi, prima di iniziare il volo, fate tutti i controlli. Poi volate tranquilli. Buona giornata.)
 
 
 
Lucia oggi aveva gli occhi luminosi, mentre ricordava il maestro Dettori. Un maestro di Nuoro, che insegnava alle scuole elementari. E come tutti i maestri, resta sempre un ricordo pressoché indelebile. Anche quando si hanno quasi sessant'anni. Ci si ricorda quasi ogni particolare, di tutte le giornate trascorse in quelli che allora, come oggi, si chiamavano "caseggiati scolastici". Anche se in realtà erano spesso delle casupole travestite da scuola. Ma il maestro Dettori insegnava in quella che, per allora, era una scuola modernissima. Con un lungo andito, su cui affacciavano tutte le porte delle classi, che erano una di fianco all'altra. Separate dai sottili muri, fatti con i mattoni delle fornaci di Pabillonis. Così,  come racconta Lucia, accadeva che l'ora del dettato era uguale per tutte le classi. Tutti gli altri insegnanti (femmine minute e diafane) se ne erano fatta una ragione. Anzi, ne avevano fatta di necessità' virtù. Perché il maestro Dettori, aveva una voce imponente, quanto la sua corporatura. E quando iniziava a dettare, quel suo vocione vibrava e rimbombava attraverso tutti gli esili muri, arrivando distintamente dalla terza alla quinta classe. Io non c'ero, ma sono convinto che anche il vicinato, a una certa ora del mattino, smettesse le faccende, per ascoltare il dettato del maestro Dettori. Tutti curiosi di sapere che fine facessero "i funghi che d'autunno, dopo le prime piogge, appaiono nelle campagne, di sotto agli alberi".
 
 
 
All'inizio del giorno, come  emigranti del Novecento,  saliamo sul piroscafo, che ci porterà a una destinazione, ogni giorno diversa.  Ogni giorno, iniziamo il viaggio, con l'ansia di chi non sa come sarà la traversata. Né come sarà il porto d'arrivo.  Appuntamento al molo sette, con il fardello pieno dei nostri generi di conforto e un po' di cibo, sperando che il mare non sia troppo mosso. Che la traversata non sia troppo lunga. E che tu sia tra i compagni di viaggio, anche se hai comprato un biglietto diverso dal mio.
Buona giornata. (Ci vediamo a bordo)
 
 
 
Oggi è la giornata ideale per un auspicio. Siate superficiali. Non puntualizzate. Non precisate. Lasciate agli altri, qualche centimetro di indefinizione, su cui passeggiare, per conoscervi meglio. Come se fosse una carta geografica dell'Africa dell'800. Con le parti lasciate in bianco, delle regioni ancora inesplorate. A cui dare un nome.  Il vostro.
 


















 



Buone serate
 

Ci dev'essere freddo, la'  fuori. Lo capisco dai vetri appannati.  E penso che sarebbe tutto più facile, se i cuori fossero di cristallo, per farci vedere subito, la temperatura dei sentimenti.
(Heart of Glass. Blondie). Buona serata.
 
 
 
Oggi non ho storie per voi. Stanno tutte rinchiuse dentro una piccola scatola di legno di balsa. Di quelle scatoline intarsiate, che Zia Vanna intagliava e assemblava, incollandole con il Vinavil. Che usava per tenerci aghi, fili, nastri, bottoni, e tutto quello che le serviva per adattare i suoi vestiti, sempre colorati e stretti in vita. A volte aggiungeva al coperchio della scatola, un panno di velluto bordo' (mi perdonerete, ma l'ho voluto scrivere proprio come lo scriveva lei, quando prendeva appunti sui cartamodelli degli abiti). In certi casi, agganciava persino un minuscolo lucchetto ottonato, occultandone la chiavetta nel centrotavola di Limoges. Un nascondiglio irraggiungibile, per un bambino com'ero io. Così, per me restava un compito impossibile, aprire quel piccolo scrigno traforato e il suo contenuto. Come allora, stasera sono troppo piccolo per raggiungere la chiavetta di ottone. E non potrò aprire la scatola delle mie storie per voi.
Buona serata.
 
 
  
Brevi di cronaca
 
Pag.1
"Il povero nonno, buonanima, è morto giovane. Ha avuto un cactus."
 
Pag.2
Le nuvole alla mia destra, hanno il colore dell'acqua sporca dentro i secchi.
 
Pag.3
Vorrei sapere da quale sito scaricare la app "migliore persona virtuale a cui confidare  i pensieri più intimi senza farli  sapere agli amici più cari". Perché su  Google Play, non c'è.......
 
Pag.4
Trasandato. Non è una barba un po' lunga. Né un viso senza trucco. Ma è uno stato d'animo. Che gli altri vedono di voi.
 
 
 
Pagina astrologica

Conosco una donna. Bellissima. Che parla in fretta, mentre ti guarda. E tu puoi scegliere se perderti tra le parole. O negli occhi

Cerco di immaginare  com'era, quando ancora non la conoscevo. Provo a predire come potra'  essere,  quando non la  riconoscero'.

Non è che non riesco a vivere senza te. Semplicemente, non sono più riuscito a immaginare la vita senza te.  Non è,  come si dice,  "se non ci fossi".  Semplicemente,  tu ci sei.

 

martedì 11 novembre 2014

giostre

 
 
 
 
Continuo a sentirmi chiedere a chi si riferisca un nome o un storia che scrivo. Continuo a  sentirmi raccontare un sacco di film, che le persone si fanno, leggendo queste righe. E io continuo a ripetere che ognuno deve saltarci su e farci un giro. Come se salisse su una giostra a Mirabilandia. Divertitevi. Oggi ho scelto un sacco di materia prima, raccolta nei miei viaggi di andata e ritorno. Un sacco di giostre su cui potete girare. Ognuno ne faccia il miglior uso. Magari, ritrovando o riconoscendo se stesso.
 
 

Halloween/uno
Per caso, sapete se ad Halloween, a mezzanotte, le zucche ridiventano carrozze? Perché, nel caso, mi avanzano due topini di campagna.
 
Santi/uno
È scontato che oggi si pensi a tutti quei Santi, che ci seguono, ci guardano, ci danno una mano. E a volte ci danno un piede, per farci lo sgambetto, facendoci cadere, nel posto giusto, al momento giusto.
 
Santi/due
Vi posso dire come li immagino, oggi?  Come in un grande palazzetto dello  sport. Giocatori usciti dal campo. Seduti su una panchina ai lati del parquet.  Che seguono la mia partita e quella di tutti gli altri, ancora in gioco. Compagni giovani e vecchi, alcuni usciti per stanchezza, altri per un fallo subito, o per somma di ammonizioni. A volte sono così concentrato, che non mi accorgo di loro. Ma quando riesco a fare un piccolo time-out, li posso vedere, mentre fanno il tifo per me, mi incoraggiano, consigliano, soffrono e gioiscono. Sono sicuro che, a volte, vorrebbero persino essere  di nuovo in campo. Sono convinto che qualcuno, a volte, riesca persino a portarsi sulla linea, riuscendo a farsi sentire.  E alla fine, l'unica cosa che mi viene in mente, è una frase da film americano. Io gioco. Anche per voi.
 
 


 
 
Se l'appartenenza a uno Stato, si potesse scegliere come il centro commerciale, e se fosse per me, oggi Market Repubblica Italia, chiuderebbe per fallimento. Per mancanza di clienti.
 
 
 
 
 
 

Montagne russe
Ci sono bellezze, che stanno accovacciate. Le braccia annodate alle ginocchia.    E tu senti che non puoi fare altro. Ti pieghi verso di loro, così in basso da poter vedere quel viso già conosciuto. Per riconoscere quella smorfia lieve  di dolore, che muta in speranza a forma di sorriso.

 
Rollercoaster
Vorrei allargare queste giornate sempre più corte. Come si fa con un vecchio pigiama troppo stretto. Cercando di sgualcirlo, per rendere i sogni più confortevoli. Buona serata.

 
Casa degli specchi
Uno sciamano. Ecco, oggi potrei incontrarlo. Sedermi sulla terra, di fronte a lui, circondati dalla pioggia e dalle nuvole nere. A sentirmi leggere il futuro, sui sassolini di quarzo del Sinis. O più semplicemente, guardando il cielo grigio e fertile di novembre.

 
Casa degli orrori
Negli inverni della vita,  accade che cerchiamo  sentimenti che ci scaldino il cuore. Così come si cerca il calore di un corpo, in un letto ancora freddo. Vi consiglio di tirare fuori un piede per volta, e sbucare fuori dalle coltri. Un po' di freddo vi farà bene.

 
Tiro a segno
[19:52 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta blu: il messaggio è stato letto.
[19:53 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta verde: il messaggio vorrei che l'avesse letto e invece manco di striscio.
[19:55 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta rosso: il messaggio sperava che fosse di un altro e invece era il solito appiccicoso.
[19:58 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta giallo: il messaggio è
stato letto dal figlio sedicenne che ora potrà avere il motoguzzi regalo della mamma.
[20:01 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta arancio: il messaggio è talmente contorto  che sembra scritto da Denti. Riprova l'invio.

 
Autoscontro
Qualcuno ci ha rubato il bene più prezioso. Ci ha  rubato il  tempo per parlare. Non ci siamo accorti quando lo ha fatto. Forse di notte, come i ladri.È cosi che le giornate rimpiccioliscono, accartocciate  ed io, non ritrovo lo spazio lento di certi pomeriggi  d'autunno.





















Ruota panoramica
Certe scelte che faccio, mi sembrano lettere che scrivo e imbusto. E poi spedisco  a me stesso. Poi sto li', e magari, spero che non arrivino mai al mio indirizzo, scritto sulla busta. Spero che magari si perdano, durante il trasporto. Che finiscano in un altro continente, per l'omonimia delle città. Che il postino sbagli nel consegnarla, o almeno, che cada in bicicletta, subendo un trauma cranico, che gli faccia dimenticare il motivo per cui stava di fronte a casa mia. Posso immaginare ogni cosa, che impedisca alle mie lettere, di arrivare a destinazione. Eppure so che, facilmente, non sarà così. La lettera arriverà alla sua destinazione. Come certe scelte. Siatene certi. O forse no.
 
 
 
 
(Il mio amore. Non ha un nome. A volte credo non abbia neppure un luogo in cui possa riposare. Forse non è neppure ciò che sembra.)

venerdì 7 novembre 2014

misure

 
Sostiene Alyna, da tempo, che io sia un classista. Specie quando cito "l'impiegato del catasto" come archetipo di normalità. Non propriamente in un'accezione positiva. Eppure, oggi, io mi sento proprio questo, perchè sto prendendo vari pezzi scritti in viaggio, e li sto incollando sul post (senza neppure controllarli). Un po' come il mio venditore di abbigliamento del mercatino rionale, che accatastava tutta la sua merce sui tavoloni di truciolare, lasciando la cernita alle clienti. "Scavate, donne! Scavate!"
 
 
S
I pensieri che si incontrano. Io me li immagino come le scie bianche degli aerei, che si incrociano nel cielo azzurro di ottobre. Si incrociano passando uno sopra l'altro. Distanti un millimetro, a vederli da qui sotto. Me li immagino davvero, a scambiarsi sorrisi, dall'oblo', facendosi ciao con una piccola mano. Giusto il tempo di incrociarsi. O, come dicevano al liceo, di intersecarsi.
 
 
M
Spiegavo a un amico, che  l'amicizia richiede tempo. In entrata e in uscita. Altri sentimenti, invece,  come la passione, l'amore, l'odio, divampano in pochi secondi. Mi ricordano gli incendi, appena qualcuno apre la porta.
 
 
L
Leggevo che non  si può scrivere "ti amo" a una  persona. Ma che bisogna dirlo.  Bisogna farlo.
 
 
XL
Ho sbirciato  nelle stanze vuote e nell' andito deserto. Ho trattenuto il respiro per sentire se ci fosse anima viva. Solo allora mi sono avvicinato all'angolo vuoto. Chissà che cosa penserebbe, chiunque mi trovasse seduto là, senza motivo apparente.  Ho spostato la sedia senza far cigolare le ruote. Poggiandomi senza peso sul sedile imbottito. Ho scattato una foto di sghembo. Mi sono chiesto chi l'avrebbe ricevuta. Poi l'ho mandata. Come se fosse un piccione viaggiatore di un romanzo di Dumas. Non si sa dove arriva e chi lo accoglie. Un punto di vista surrogato. Tutto qui. Tutto. Ciao.

 
XXL
Sono quello che "dov'eri quando volevo che tu ci fossi?"


XXXL
Oggi abbasso il volume, perché il suono della musica,   non sia più forte del rumore del vento, che graffia il finestrino aperto.

 
SLIM FIT
Impauriti. Nel buio della sera. Quando attorno, vedi solo la luce di casa. E ti sembra quella, l'unica direzione possibile. Nessun fuoco acceso, in lontananza.

 
CUSTOM FIT
La cosa peggiore è quando scorri  la lista dei "recenti" e non vedi nessuno in grado di reggere la tua necessità di inviare messaggi.

 
REGULAR FIT
Oggi. Imparate la differenza. Tra essere amati e sentirsi amati. Buona giornata.


domenica 19 ottobre 2014

le relazioni perdute




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ho scattato l'immagine che vedete, davanti a una scala del Palazzo dei Congressi. L'ho fatto dopo avere notato il mio amico Francesco, fermo davanti allo schermo. Ho pensato che Mosè, dovesse avere la stessa espressione, mentre riceveva le tavole dei Comandamenti. Leggendo la scritta sul display, ho capito il motivo del suo sorriso fiorentino.
E' vero. Tutti noi, in un passato più o meno recente, abbiamo perso una relazione, a cui eravamo interessati. Ma, almeno per quanto mi riguarda, non trovo di alcuna utilità, consultare gli atti multimediali.
Poi mi sono ricordato che mi trovavo a un convegno. E che le relazioni dello schermo, erano di altro genere, rispetto a quelle a cui stavo pensando.

mercoledì 1 ottobre 2014

trilogia dell'officina




A volte, mi sento così "poco". Così poco e basta.




Là c'è Monte Arcuentu, che mi segue dal finestrino. E proprio là, dietro di lui, sotto questa piccola pioggia di settembre, so che c'è, come sempre, Villa Idina.
So che c'è lei a ricordare un giorno fangoso  di settembre a Londra. So che c'è quella storia struggente, che io racconto ogni volta, per gli occhi lucidi di chi mi ascolta. E io vorrei raccontare a lei, per una volta, quella storia. Vorrei parlarle degli uomini e delle donne che, come lei, hanno paura di cambiare le proprie vite. Senza immaginare che la vita cambierà essa stessa, senza chiedere loro il permesso. E che lo farà usando ogni mezzo. Che sia una carrozza con le ruote di legno, che ti travolge nel centro di Londra. O che sia un medico, che per salvarti la vita, sezionera' una parte di te. Del tuo corpo o della tua anima, poco importa. Lei resterà la', a guardare il tramonto da una veranda. E non crederà a ciò che raccontano i vecchi abitanti del paese. Che giurano di poter vedere, la sera, Lady Idina, persa con lo sguardo, sulle dune delle Sabbie d'Oro. Ad aspettare che la vita ritorni ciò' che era. Senza chiedere il permesso.

 
officine I

Le "spie" gialle del cruscotto della mia auto, mi ricordano i brufoletti sul viso degli adolescenti. Come per loro, ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo.
Un brufolo per la sicura alzacristalli, un altro per la luce di posizione anteriore destra, e da ultimo il temibile, angosciante e potenzialmente  letale "far controllare motore".
Spero che la mia auto superi presto la pubertà... a trecento mila chilometri.


officine II

Devo andare da Brico. Non trovo il cavetto rosso, per collegare i pensieri positivi. Quello nero è già collegato.


officine III

Dov'è il mio sorriso?  Quello che vedo, al suo posto, mi pare il ruotino di scorta. "Max 50 km/h". Anzi "Max 50 bpm".




Certe antenne sui tetti, sono talmente distrutte, che la loro funzione principale, mi pare sia quella di appoggio per i piccioni.





("Bene. Cercami pure, quando vorrai.")