martedì 11 novembre 2014

giostre

 
 
 
 
Continuo a sentirmi chiedere a chi si riferisca un nome o un storia che scrivo. Continuo a  sentirmi raccontare un sacco di film, che le persone si fanno, leggendo queste righe. E io continuo a ripetere che ognuno deve saltarci su e farci un giro. Come se salisse su una giostra a Mirabilandia. Divertitevi. Oggi ho scelto un sacco di materia prima, raccolta nei miei viaggi di andata e ritorno. Un sacco di giostre su cui potete girare. Ognuno ne faccia il miglior uso. Magari, ritrovando o riconoscendo se stesso.
 
 

Halloween/uno
Per caso, sapete se ad Halloween, a mezzanotte, le zucche ridiventano carrozze? Perché, nel caso, mi avanzano due topini di campagna.
 
Santi/uno
È scontato che oggi si pensi a tutti quei Santi, che ci seguono, ci guardano, ci danno una mano. E a volte ci danno un piede, per farci lo sgambetto, facendoci cadere, nel posto giusto, al momento giusto.
 
Santi/due
Vi posso dire come li immagino, oggi?  Come in un grande palazzetto dello  sport. Giocatori usciti dal campo. Seduti su una panchina ai lati del parquet.  Che seguono la mia partita e quella di tutti gli altri, ancora in gioco. Compagni giovani e vecchi, alcuni usciti per stanchezza, altri per un fallo subito, o per somma di ammonizioni. A volte sono così concentrato, che non mi accorgo di loro. Ma quando riesco a fare un piccolo time-out, li posso vedere, mentre fanno il tifo per me, mi incoraggiano, consigliano, soffrono e gioiscono. Sono sicuro che, a volte, vorrebbero persino essere  di nuovo in campo. Sono convinto che qualcuno, a volte, riesca persino a portarsi sulla linea, riuscendo a farsi sentire.  E alla fine, l'unica cosa che mi viene in mente, è una frase da film americano. Io gioco. Anche per voi.
 
 


 
 
Se l'appartenenza a uno Stato, si potesse scegliere come il centro commerciale, e se fosse per me, oggi Market Repubblica Italia, chiuderebbe per fallimento. Per mancanza di clienti.
 
 
 
 
 
 

Montagne russe
Ci sono bellezze, che stanno accovacciate. Le braccia annodate alle ginocchia.    E tu senti che non puoi fare altro. Ti pieghi verso di loro, così in basso da poter vedere quel viso già conosciuto. Per riconoscere quella smorfia lieve  di dolore, che muta in speranza a forma di sorriso.

 
Rollercoaster
Vorrei allargare queste giornate sempre più corte. Come si fa con un vecchio pigiama troppo stretto. Cercando di sgualcirlo, per rendere i sogni più confortevoli. Buona serata.

 
Casa degli specchi
Uno sciamano. Ecco, oggi potrei incontrarlo. Sedermi sulla terra, di fronte a lui, circondati dalla pioggia e dalle nuvole nere. A sentirmi leggere il futuro, sui sassolini di quarzo del Sinis. O più semplicemente, guardando il cielo grigio e fertile di novembre.

 
Casa degli orrori
Negli inverni della vita,  accade che cerchiamo  sentimenti che ci scaldino il cuore. Così come si cerca il calore di un corpo, in un letto ancora freddo. Vi consiglio di tirare fuori un piede per volta, e sbucare fuori dalle coltri. Un po' di freddo vi farà bene.

 
Tiro a segno
[19:52 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta blu: il messaggio è stato letto.
[19:53 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta verde: il messaggio vorrei che l'avesse letto e invece manco di striscio.
[19:55 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta rosso: il messaggio sperava che fosse di un altro e invece era il solito appiccicoso.
[19:58 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta giallo: il messaggio è
stato letto dal figlio sedicenne che ora potrà avere il motoguzzi regalo della mamma.
[20:01 06/11/2014] WhatsApp introduce la doppia spunta arancio: il messaggio è talmente contorto  che sembra scritto da Denti. Riprova l'invio.

 
Autoscontro
Qualcuno ci ha rubato il bene più prezioso. Ci ha  rubato il  tempo per parlare. Non ci siamo accorti quando lo ha fatto. Forse di notte, come i ladri.È cosi che le giornate rimpiccioliscono, accartocciate  ed io, non ritrovo lo spazio lento di certi pomeriggi  d'autunno.





















Ruota panoramica
Certe scelte che faccio, mi sembrano lettere che scrivo e imbusto. E poi spedisco  a me stesso. Poi sto li', e magari, spero che non arrivino mai al mio indirizzo, scritto sulla busta. Spero che magari si perdano, durante il trasporto. Che finiscano in un altro continente, per l'omonimia delle città. Che il postino sbagli nel consegnarla, o almeno, che cada in bicicletta, subendo un trauma cranico, che gli faccia dimenticare il motivo per cui stava di fronte a casa mia. Posso immaginare ogni cosa, che impedisca alle mie lettere, di arrivare a destinazione. Eppure so che, facilmente, non sarà così. La lettera arriverà alla sua destinazione. Come certe scelte. Siatene certi. O forse no.
 
 
 
 
(Il mio amore. Non ha un nome. A volte credo non abbia neppure un luogo in cui possa riposare. Forse non è neppure ciò che sembra.)

venerdì 7 novembre 2014

misure

 
Sostiene Alyna, da tempo, che io sia un classista. Specie quando cito "l'impiegato del catasto" come archetipo di normalità. Non propriamente in un'accezione positiva. Eppure, oggi, io mi sento proprio questo, perchè sto prendendo vari pezzi scritti in viaggio, e li sto incollando sul post (senza neppure controllarli). Un po' come il mio venditore di abbigliamento del mercatino rionale, che accatastava tutta la sua merce sui tavoloni di truciolare, lasciando la cernita alle clienti. "Scavate, donne! Scavate!"
 
 
S
I pensieri che si incontrano. Io me li immagino come le scie bianche degli aerei, che si incrociano nel cielo azzurro di ottobre. Si incrociano passando uno sopra l'altro. Distanti un millimetro, a vederli da qui sotto. Me li immagino davvero, a scambiarsi sorrisi, dall'oblo', facendosi ciao con una piccola mano. Giusto il tempo di incrociarsi. O, come dicevano al liceo, di intersecarsi.
 
 
M
Spiegavo a un amico, che  l'amicizia richiede tempo. In entrata e in uscita. Altri sentimenti, invece,  come la passione, l'amore, l'odio, divampano in pochi secondi. Mi ricordano gli incendi, appena qualcuno apre la porta.
 
 
L
Leggevo che non  si può scrivere "ti amo" a una  persona. Ma che bisogna dirlo.  Bisogna farlo.
 
 
XL
Ho sbirciato  nelle stanze vuote e nell' andito deserto. Ho trattenuto il respiro per sentire se ci fosse anima viva. Solo allora mi sono avvicinato all'angolo vuoto. Chissà che cosa penserebbe, chiunque mi trovasse seduto là, senza motivo apparente.  Ho spostato la sedia senza far cigolare le ruote. Poggiandomi senza peso sul sedile imbottito. Ho scattato una foto di sghembo. Mi sono chiesto chi l'avrebbe ricevuta. Poi l'ho mandata. Come se fosse un piccione viaggiatore di un romanzo di Dumas. Non si sa dove arriva e chi lo accoglie. Un punto di vista surrogato. Tutto qui. Tutto. Ciao.

 
XXL
Sono quello che "dov'eri quando volevo che tu ci fossi?"


XXXL
Oggi abbasso il volume, perché il suono della musica,   non sia più forte del rumore del vento, che graffia il finestrino aperto.

 
SLIM FIT
Impauriti. Nel buio della sera. Quando attorno, vedi solo la luce di casa. E ti sembra quella, l'unica direzione possibile. Nessun fuoco acceso, in lontananza.

 
CUSTOM FIT
La cosa peggiore è quando scorri  la lista dei "recenti" e non vedi nessuno in grado di reggere la tua necessità di inviare messaggi.

 
REGULAR FIT
Oggi. Imparate la differenza. Tra essere amati e sentirsi amati. Buona giornata.


domenica 19 ottobre 2014

le relazioni perdute




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ho scattato l'immagine che vedete, davanti a una scala del Palazzo dei Congressi. L'ho fatto dopo avere notato il mio amico Francesco, fermo davanti allo schermo. Ho pensato che Mosè, dovesse avere la stessa espressione, mentre riceveva le tavole dei Comandamenti. Leggendo la scritta sul display, ho capito il motivo del suo sorriso fiorentino.
E' vero. Tutti noi, in un passato più o meno recente, abbiamo perso una relazione, a cui eravamo interessati. Ma, almeno per quanto mi riguarda, non trovo di alcuna utilità, consultare gli atti multimediali.
Poi mi sono ricordato che mi trovavo a un convegno. E che le relazioni dello schermo, erano di altro genere, rispetto a quelle a cui stavo pensando.

mercoledì 1 ottobre 2014

trilogia dell'officina




A volte, mi sento così "poco". Così poco e basta.




Là c'è Monte Arcuentu, che mi segue dal finestrino. E proprio là, dietro di lui, sotto questa piccola pioggia di settembre, so che c'è, come sempre, Villa Idina.
So che c'è lei a ricordare un giorno fangoso  di settembre a Londra. So che c'è quella storia struggente, che io racconto ogni volta, per gli occhi lucidi di chi mi ascolta. E io vorrei raccontare a lei, per una volta, quella storia. Vorrei parlarle degli uomini e delle donne che, come lei, hanno paura di cambiare le proprie vite. Senza immaginare che la vita cambierà essa stessa, senza chiedere loro il permesso. E che lo farà usando ogni mezzo. Che sia una carrozza con le ruote di legno, che ti travolge nel centro di Londra. O che sia un medico, che per salvarti la vita, sezionera' una parte di te. Del tuo corpo o della tua anima, poco importa. Lei resterà la', a guardare il tramonto da una veranda. E non crederà a ciò che raccontano i vecchi abitanti del paese. Che giurano di poter vedere, la sera, Lady Idina, persa con lo sguardo, sulle dune delle Sabbie d'Oro. Ad aspettare che la vita ritorni ciò' che era. Senza chiedere il permesso.

 
officine I

Le "spie" gialle del cruscotto della mia auto, mi ricordano i brufoletti sul viso degli adolescenti. Come per loro, ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo.
Un brufolo per la sicura alzacristalli, un altro per la luce di posizione anteriore destra, e da ultimo il temibile, angosciante e potenzialmente  letale "far controllare motore".
Spero che la mia auto superi presto la pubertà... a trecento mila chilometri.


officine II

Devo andare da Brico. Non trovo il cavetto rosso, per collegare i pensieri positivi. Quello nero è già collegato.


officine III

Dov'è il mio sorriso?  Quello che vedo, al suo posto, mi pare il ruotino di scorta. "Max 50 km/h". Anzi "Max 50 bpm".




Certe antenne sui tetti, sono talmente distrutte, che la loro funzione principale, mi pare sia quella di appoggio per i piccioni.





("Bene. Cercami pure, quando vorrai.")

sabato 13 settembre 2014

compro una vocale

 

 









L'errore degli ansiosi. Considerare qualunque cosa, anche la più insignificante, come assoluta e definitiva. Capace di modificare gli equilibri dell'universo. Vi sembro esagerato?  Bene, siete sulla buona strada. Riportate ogni problema, alla giusta misura.


A
Cambiate, ogni tanto. Il mondo è pieno di piccoli baretti. Le strade hanno così tante piccole deviazioni.


E
- "I vostri amori dove sono andati?"
- "Dai, vieni. Ti porto da un mio amico. Vende tutti i sentimenti. A prezzi da ingrosso."
(parole e musica: Cellamare, Bricoman)


 I
Ho voglia di parlare, non di scrivere. Compro una vocale.


O
La Settimana Enigmistica.
Vedo quel grande quadro, con gli angeli di Bouguereau. E capisco. Come gli indiani Apaches, come i Tupamaros del Sudamerica, hai disseminato i tuoi luoghi, segnando i sentieri che portavano a te.
(Questa è per voi, se vi piacciono i crittogrammi. Altrimenti, tirate i dadi e saltate un turno.)


U
Il tempo in cui anche l'amore  è globalizzato. Te ne accorgi quando ascolti una canzone, che parla di quante interurbane si fanno tra innamorati. Una canzone improvvisamente vecchia. Una parola difficile da spiegare a un ragazzo di oggi. Oggi che puoi essere dovunque. E puoi parlare o scriverti allo stesso modo.  Che tu sia all'altro capo del mondo o nel baretto all'angolo. I chilometri non contano. Se non devi baciare nessuno.
(Ricordatevi di trovare un buon motivo  per baciare qualcuno.)
 
 
 

domenica 31 agosto 2014

martino, la moto, il sogno












Corollario del teorema di Rosenberg.
"2 cuori stanno a 1 capanna, come 2 ruote stanno a 1 ombrellone".



 (S.S.129 - 29 agosto 2014)










Nessun errore di vocale.
Mi chiedevo. La mia polizza auto,
copre anche il passeggero interiore?




 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ieri, mi sono trovato con Martino, a cui ho spiegato la differenza tra sogno e incubo. E la differenza, principalmente, sta nel verbo ausiliario. Si dice "ho fatto un sogno". Oppure "ho avuto un incubo". Fateci caso: i sogni si fanno. Sono i nostri desideri. Gli incubi si hanno. Li subiamo. Sono le nostre paure. Se siete fortunati, invece, potete addirittura avere un sogno, come Martino.
Sono andato bene? (Buona giornata. Sognate)
 
 
 




domenica 10 agosto 2014

seconda stella














Statale uno.
Ciao. Mi chiamo Carlo. Sono il fratello del Re.  Mi è stato fatto dono di un piccolo regno,  su un'isola a forma di uomo, ma senza braccia né gambe. La testa ce l'avrebbe, ma se l'hanno presa i francesi.  Anche il mio feudo è particolare. Largo venti metri, lungo duecentoventi chilometri. E siccome per uno di sangue reale, non è decoroso fare l'agricoltore, ci ho messo sopra della ghiaia, come la chiamano in Piemonte. Così, ogni giorno, un sacco di amici passano a trovarmi.
E io sono Felice.



Statale due.
Potevo nascere motociclista.  Ho pensato proprio così, mentre quella Harley Davidson,  nera e luccicante,  mi sorpassava.  Chissà se è quello col casco, a guidare la moto.  O invece, non sia lei a portarlo dove desidera.
Ecco perché qualcuno, talvolta, confonde le motociclette, con altra cosa. Forse perché talvolta anche loro, hanno il baricentro basso. Proprio come le Harley.





Arrampicate.
Free climbing. Si chiama così lo sport di arrampicata a mani libere, su pareti rocciose. Sto cercando un istruttore provetto, perchè voglio perfezionare la mia tecnica. Al momento sono un principiante, ma ho un discreto allenamento, nell'aggrapparmi alle emozioni del passato.








Post-scriptum.
Sedetevi a un tavolo di una pizzeria d'asporto.  Guardate i clienti che entrano ed escono in un quarto d'ora.  Scoprirete che gli esseri umani sono così diversi tra loro, che a volte sembrano persino appartenere a generi e specie del tutto differenti.





Ecco....questo, per dire, sarebbe il caldo, come lo disegno io.
Come diceva il mio vicino di casa, al suo amico di Sondrio,  che si lamentava del troppo caldo.
"È estate. Siamo in Sardegna.  In estate in Sardegna, fa caldo. Se volevi il tiepido, non venivi qui ".














Seconda stella a destra. Ma io so contare solo fino a uno. 

lunedì 28 luglio 2014

le buone serate





 
 
Avete presente Harry Potter? Ci sono persone che vivono pensando di essere allenatori di draghi spinosi sputafuoco della romania. Che torturano, seviziano, riempiono di angherie, per renderli più cattivi. Queste persone, però, fanno questo a coloro che hanno vicini. Con l'intento di rendere cattivo chi non lo è. A ripensarci, più che Harry Potter, mi ricordano Totò. E i suoi caporali. Io non so se sarò mai un Uomo. Ma di sicuro resterò un Buono. Nonostante tutto. Nonostante loro. Così, anche la nostra serata sarà Buona. 
Sempre e comunque.

domenica 20 luglio 2014

la vita a 40 gradi

Informazioni

Ho deciso che ci sono troppe nuvole e troppo caldo per andare a sudare al mare. E siccome non ho compagnia per stare al chioschetto di Ludovico, mi  sono messo a raccogliere i pensierini delle sette e mezza del mattino.  Stavolta sono un po' troppi, lo ammetto. Ma i pensierini non sono come le patate dell'orto di Pizzente. Se li lasciate da parte, non germogliano, ma fanno la muffa.

Precauzioni d'uso.
 
Ho volutamente tolto l'ordine cronologico e ho suddiviso alcuni più lunghi, da quelli istantanei. La quantità delle righe, è inversamente proporzionale alla velocità in chilometri orari, del momento in cui vengono scritti. (Non fate finta di non sapere che scrivo guidando e/o guido scrivendo)



Ho una preoccupazione. Quando ero alle scuole elementari, mia nonna mi avvisava perentoria, di non stare con la testa attaccata a quella degli altri bambini. Perchè mi avrebbero attaccato i pidocchi.
Ora,  quando si scatta un selfie col telefonino, per stare dentro l'inquadratura, ci si mette in posa con le teste appiccicate una con l'altra. Ci sarà un'epidemia di pediculosis capitis?
Buona giornata. (ogni tanto, però, mandatemi qualche vostro scatto)


Non è colpa mia, se ho le orecchie normali. Continuo a cercare un paio di normalissimi  auricolari. A forma di normalissimi auricolari.  Da infilare dentro un paio di normalissimi padiglioni auricolari.
Non ho orecchie aliene. Non ho canali uditivi modello Wolverine. Non ho alcuna punta modello signor Spock.  E allora, perché mai vi ostinate a fornirmi cuffiette con padiglioni in gomma, a forma di mini-perette, simil micro-clisteri? O ancora più improbabili  forme bombate, con apertura conformata e maniglietta richiedente ampi spazi, solo per superdotati? (di orecchie, intendo)
Il risultato è che sto inutilmente  ad armeggiare, nel frustrante tentativo di sentire qualcosa dal mio telefonino, nonostante il volume a manetta.
E la cosa che più mi irrita, è che dall'altra parte, l'unica cosa che sento distintamente, è la mia Joyce.
Che mi chiede, urlando amabilmente, se sono sordo. Mandandoci a quel paese. Me e gli auricolari hi-tech.



Vado in giro per le campagne. Frugo tra le sterpaglie. Alla ricerca dei punti trigonometrici dell'Istituto Geografico Militare. Per ritrovare l'orientamento.
Conoscete un modo più semplice?



Oggi potrei fare come quei vecchi, che escono per fare la spesa e non ritornano a casa per pranzo. Scompaiono  per qualche giorno. Per essere ritrovati in un qualunque luogo di campagna. E fanno finta di non ricordare cosa hanno fatto in tutto quel tempo.
Si. Potrei fare così. Prendere all'improvviso una qualunque piccola strada bianca e ghiaiosa, in direzione del mare. Arrivare fino alla sabbia, senza neppure togliermi le scarpe.
Immagino che, probabilmente, non  arriverei al lavoro.  Letteralmente scomparso. Per essere ritrovato in un qualunque luogo di mare. Dopo essere mancato per un sacco di tempo. Il tempo di una canzone di Jovanotti.



Neppure ti rendi conto. Perché oggi ti pare una cosa normale, che io possa conoscere l'ora in cui tu eri ancora sveglia. Perché non pensi che domani potrai scaricare l'aggiornamento per il tuo smartphone.
Così potrai leggere qual'è stato il mio ultimo pensiero. Quello più intimo. Quello che nessuno deve conoscere.  Non sarà necessario che tu sia la mia Fiamma Gemella. Basterà un clic sulla nuova app. "Imposta condivisione automatica".
Dei pensieri.



Il mio oculista è un filosofo. Ha spiegato il significato della parola fotofobia, in una maniera disarmante. "Così tanta luce, che l'occhio, per vari motivi, talvolta non sopporta.  Accade così anche per i sentimenti. Così tanto amore, che il cuore, per vari motivi, talvolta non sopporta. Ecco perché, per entrambi, esistono le lacrime".

Ho scordato i tuoi occhiali sul tavolo. E tutto il mio mondo, mi appare sfuocato e confuso. Mi sento così miope, per non riuscire a vedere le prospettive lontane.



I greci sostenevano che la bellezza derivasse dalla sottrazione. Cioè dal togliere qualcosa dalla materia di partenza. E usavano come esempio, la bellezza inaudita di una statua in marmo, che nasce da un blocco. Quel blocco da cui, sapientemente, lo scultore toglie qualcosa, pezzo dopo pezzo, scheggia dopo scheggia. Per arrivare, appunto, alla bellezza di quelle forme che ancora oggi, incantano i nostri occhi.
La bellezza della nostra vita, invece, è un'altra cosa. Nella vita, la bellezza non sta nel togliere, ma nell'aggiungere di continuo, giorno dopo giorno. Non abbiate paura di aggiungere pensieri, emozioni, parole. Grandi sorrisi mostrati. Piccole lacrime nascoste. Non sottraetevi al desiderio di vivere la bellezza della vita.
Iniziate da oggi.


Dicono che la vita ci rende più duri.  Forse è per questo, che io mastico la mia pelle, come fanno le donne eschimesi con il cuoio di caribu', per ammorbidirlo e dare forma agli indumenti. Io lo faccio per restare tenero, nonostante tutto. E dare forma ai miei sogni.
Buongiorno.
(non fatevi essiccare dal caldo, né dalle persone)



I deja'-vu, mi terrorizzano. Aspetto, paralizzato, che passino il più in fretta possibile


È una giornata d'estate.
Gonfia di nuvole.
Come non te l'aspetti
La vita non è (quasi) mai come ce la immaginiamo



Il mio mondo è cambiato, mutato.
Come i vecchi, a volte ho ricordi confusi.
Non ricordo di averlo perso, quel mondo.
Né di averlo ritrovato.
Non lo riconosco, quel mondo,
neanche quando mi guarda e mi dice "sono io".



Non capivo perché le parole fossero diventate inutili, quasi dannose. Non sapevo che arriva un momento in cui l'alfabeto cambia. E ci si saluta con un bacio.



Avvisatemi, appena inventano uno sgrassatore specifico per la vita. Perché così com'è adesso, scivola via, come fosse unta.


Giornate intere, che servono solo a far passare il tempo tra il viaggio di andata e quello di ritorno.


Voi che dite? Se provo a dare un calcio a una lattina vuota, e ci passo attraverso, sto già diventando fantasma di me stesso? (cit. "ghost")


Essere amato come un padre.
Essere amato come un marito.
Essere amato.
Essere altro.


A volte, mi sento così solo.....che non mi sento neppure.
 

Quando passo di lato al tuo vecchio paese, mi chiedo quale tetto sei, di tutte quelle tegole rossicce, che vedo dalla strada?

 
Racconto storie. Così belle, da sembrare vere. Storie che non finiscono, ma vivono assieme a chi le ascolta
Buongiorno. A voi. E a tutte le storie che saprete raccontare.

 
- L'uomo caduto. /
- Sulla terra. /
- Nella polvere. /
- Di stelle. /

(D. Bowie. Liberamente ispirato)




lunedì 23 giugno 2014

ei, bi, si, di



"Cosa vi urta, esattamente, delle persone gentili? Il non riuscire ad esserlo?"
(misSchianto) Non è mio. Ma un pensiero così, merita.





















Oggi, citazione dei Beatles: ordine alfabetico.

A)
Quanti messaggi stamattina. Si sono svegliati presto, i miei problemi. Non vedevano l'ora di darmi il buongiorno. Farò un corso di wrestling, per divincolarmi. O un corso di sgushing....per sgusciare via. Giusto il tempo per poter prendere la mira. Uno ad uno. Nel frattempo, fate i bravi. Sorridete.

B)
Quando un cantiere appare nel punto preciso e nel momento esatto

C)
Avete presente le voglie? Quei desideri improvvisi, irrefrenabili, irresistibili, delle donne incinte? Quelli che bisogna soddisfare senza dubbio e senza indugio.  Credo di aver capito quanto siano forti. Di sicuro somigliano molto a quella misteriosa sensazione, che mi ha costretto a impugnare quel pezzo di plastica  e ferro, infilarci lo spinotto da una parte e due tappini di gomma dall'altra. Poi ho iniziato a battere i polpastrelli, fino a che non sono apparse le quattro parole della composizione magica. Quale misterioso, sconosciuto, potente sortilegio, mi ha portato a ricercarla?  Ma ormai ero troppo avanti per potermi fermare. L'ultimo passo era fatto. Quel passo che mai avrei immaginato di compiere: trovare Claudio Baglioni.  Ascoltare "E tu".
https://www.youtube.com/watch?v=cygUqshov3Q&feature=youtube_gdata_player

D)
Oggi.
Uno di quei giorni in cui Daniel Day Lewis aspetta che Michelle Pfeiffer si volti verso di lui.  Oggi guardo avanti.  Tutto questo sole dissolve ogni cosa.  E non mi importa.  Forse non mi voltero'.  Neppure all'ultimo istante.
 
E)
Indietro.
Inghiottito nuovamente da ciò che ero. Muscoli e nervi annodati in modo casuale. Per un destino sconosciuto ai più. Implacabile nel riportarmi esattamente là. Nel punto più lontano dal centro dell'universo.  Stai fermo un turno.  Tira i dadi.  Oppure parlami.
 
F)
Quante storie che ho ascoltato. Le ho sentite e fatte mie. Quante persone conosco senza averle mai  incontrate. Ma le ho viste nei tuoi occhi. Le ho carezzate con  le tue mani.
 
G)
Solo io e l'arcobaleno, stamattina, in mezzo a questo grigio.
 
H)
Chissà se il volume della mia radio, sarà abbastanza alto, da farti arrivare un po' della voce di Elisa. Basta che il vento respiri nella giusta direzione.  L'unica. La tua.
 
I)
Ho una vecchia scatola di cartone disegnato a fiori. Piena zeppa di fogli, diligentemente piegati, accuratamente imbustati. Un foglio, per ogni volta che ti ho pensato e non te l'ho detto. Come lettere scritte e, inutilmente, mai spedite. O lasciate indistinte, assieme a tante altre. Come le maglie ammucchiate, sulle bancarelle dei venditori al mercatino, dove tu devi frugare per ritrovare quella che fa per te. Della giusta taglia.

J)
Ci sono almeno due modi per inviare un messaggio. Premere la freccetta sullo schermo dello smartphone. O aspettare un pezzo di strada diritta, chiudere gli occhi per il tempo di un respiro.
 
K)
Non ci sei. La strada è vuota. Silenziosa. Come se ci fosse uno di quei grandi cartelli luminosi, che si vedono negli aeroporti. Come quando, di fianco al numero del tuo volo, appare la parola che lampeggia lentamente.
"Delayed".
 
L)
Happy B.
Sono nato alle nove del mattino. L'ultimo giorno di primavera. In quello che è il giorno più lungo dell'anno. E ancora oggi, nella mia vita, la luce occupa molto più spazio del buio. Grazie alle persone che mi vogliono bene.  Grazie. Ventiquattrore su ventiquattro.





Non posso parlarti.
Non posso scriverti.
Ora non posso neppure abbracciarti.
Posso solo esistere.
Oppure scegliere di non esistere.