giovedì 25 agosto 2016

spiagge






La sera, quando guardi il mare, le sue onde, la loro schiuma.  Ti sembra impossibile che abbia fatto tutto quel caldo. Che quel sole alle tue spalle, ora così inclinato, sia stato così alto, così rovente. Quasi da non ricordatelo.


Il sole rovente, che mi ha disciolto. 
Ora scende. 
Lasciando di me, soltanto una pozzanghera di solitudine


Raccolgo a mani giunte, la mia immaginazione umida e informe. La uso per riempire il secchiello colorato. So bene, che dovrò essere veloce, nel capovolgerlo. Così da far restare in piedi quella torre. Come si fa con i sogni.


Lo so. Mi sarei dovuto levare dalla sdraio del mio ombrellone. In piedi e con il dito alzato, ad imperituro ammonimento. Perché quelle due coppie, in piedi, all'ombra del chiosco sulla spiaggia, erano così affettuose. Come vecchi amici.  Poi ho sentito meglio. Ho visto le fascette di plastica azzurra ai loro polsi.  Verde: mezza pensione. Azzurra:  pensione completa.  È incredibile come quattro persone, incontratesi il martedì, arrivino alla domenica, a salutarsi con baci calorosi per la partenza verso il traghetto.  A promettersi che si troveranno con   "il baba' fatto da mia mamma" e  "la parmigiana fatta da mia moglie".  Arrivando al totalmente irreale di un  "Ci sentiamo presto".    Ma quando...mai?


martedì



Da tempo, l'inizio del giorno, di un gruppo di coraggiosi e temerarie, viene insidiato dai pensieri del mattino, che arrivano loro, tramite whatsapp. Questa è la raccolta, ordinata (ove possibile) per giorno della settimana.







Come gli antichi Aruspici, attendo alla profezia della giornata.  Trasmetto a voi, il segno che regala la certezza di un martedì pieno di buone cose.  Interpellata sul destino, e poi lanciata,  la saponetta Palmolive, si è posata sul portasapone, senza rimbalzare fuori.    Sarà un buon martedì





Vi state sbagliando.  I ricordi  non sono persone che avete conosciuto. Anime che avete amato. Né storie che vi hanno emozionato. E neppure passioni che vi hanno consumato o che avete perso per strada.  I vostri ricordi e quelli degli altri, sono premonizioni di  ciò che farete. Esattamente come prima,  o esattamente al contrario. Oppure del tutto diversamente. Come non avete mai fatto prima.  I ricordi servono a questo: a misurare la felicità dei nostri nuovi gesti.  Delle nostre nuove azioni.  Dei nostri nuovi amori.  Buon martedì. Nuovo.



martedì 23 agosto 2016

lunedì



Da tempo, l'inizio del giorno, di un gruppo di coraggiosi e temerarie, viene insidiato dai pensieri del mattino, che arrivano loro, tramite whatsapp. Questa è la raccolta, ordinata (ove possibile) per giorno della settimana.





Viaggio in auto. Nel primo giorno della settimana, che è anche il primo giorno di maestrale. Spalanco tutti i finestrini, perché il vento possa entrare il più possibile dentro l'abitacolo. Capace di spostarmi con la sua forza. Come da ragazzi, i compagni che si danno le spinte, per divertirsi. Come fossero vento.





La ghiandola pineale è una minuscola pallina molliccia, proprio al centro del cranio. Dicono che, probabilmente, in origine, avesse un diverso destino. E probabilmente, sarebbe potuta essere un terzo occhio. Anzi, oggi viene spesso definita così: "il terzo occhio". Alcuni ritengono che, in un certo senso, lo sia per davvero, attribuendole la capacità di vedere nei pensieri o addirittura nell'anima altrui. Pensate come potrebbe essere emozionante, disporre del nostro terzo occhio, capace di darci una visione del tutto diversa, più profonda, del mondo che ci circonda. Andrebbe oltre ogni immaginazione.  Anche se, a pensarci bene, potremmo desiderare ben altro. Magari di poter scegliere un'altra allocazione, per il nostro "terzo occhio". Magari, invece che al centro del cervello, posizionato in cima al dito indice, sul polpastrello. Pensate quale meraviglia: poter alzare il braccio verso l'alto, flettere il dito in avanti e poter vedere direttamente i concerti, quando non si è abbastanza alti. Sbirciare, non visti, oltre gli angoli, gli stipiti, sotto le lenzuola.  Si.  Credo proprio che, se ci fosse un referendum, il terzo occhio sull'apice del dito indice, stravincerebbe. 
Per oggi, provate a immaginarlo, per vedere oltre il lunedì. Buon inizio di settimana.







 È sottile. Finissimo, questo inizio di lunedì.  Non ha neppure l'eleganza della seta.  Ma la fibra ruvida dello spago.  Lo tengo cauto, stretto nel pugno chiuso. Indeciso se stringerlo con la forza, correndo il rischio di tagliarmi la carne del palmo della mano. O se lasciarlo andare un po'. 
Posso usarlo per fare piccoli nodi, per misurarne la lunghezza. Per conoscere quale sia la mia distanza da te. Oppure, potrei sognare ancora un po', di essere Achab,  mentre a ogni nodo, lego una corda sempre più forte, e alla fine trovero' la fiocina, arpionata nella pelle durissima della giornata già finita.  Traetela a voi, questa giornata che è solo all'inizio. Riempite la vostra baleniera.  Buon lunedì.





Lunedì. Che vi posso dire?  La strada ha ancora le curve tutte arruffate. Anche gli alberi lungo la carreggiata, sono meno del solito. Alcuni stanno ancora pettinando le fronde, prima di piantarsi al proprio posto.  Io metto in fila i pastelli colorati, scegliendo le tonalità più adatte per la giornata, ma infilo in tasca  quello che amo di più. Da usare sulla carta ruvida. Da sfumare con i polpastrelli. Come si fa con la pelle abbronzata. O con i pensieri netti del lunedì.  E voi, tracciate per bene la vostra settimana.





lunedì 22 agosto 2016

scent of











Ho deciso di fare una deviazione. Ho deciso di seguire quel vecchio cartello arrugginito e quasi divelto. Ha insistito così tanto, in questi mesi, che alla fine ho voluto dargli retta. Ho infilato quella che un tempo è stata più di una mulattiera. E che oggi ha dimenticato cosa fosse in altri giorni. La mia macchina ci è passata a malapena, ma non ha protestato. E'abituata a percorsi scomodi, come talvolta lo sono le mie giornate. Così, dopo cinquecento metri, seicento buche e diciotto strettoie, sono sbucato dove sbucano tutte le strade testarde. In uno spiazzo di una vecchia stazione. Il suo cartello è ancora in piedi, quasi verticale. Con la scritta chiara, come se qualche signora dabbene, l'avesse ripulito proprio stamane, sapendo che avrebbe ricevuto una visita. Per questo ho voluto essere educato. Ho fermato l'auto, in modo da non dare troppo fastidio. Sono sceso e ho scattato foto, scusandomi per il troppo rumore fatto dall'otturatore della macchina fotografica dello smartphone. Un sacco di binari, per una stazione esiliata nelle campagne. Una chiesa così piccola,  che al massimo ci sarà stato posto solo per un piccolo altare, un prete e un solo chierichetto.  Dall'altra parte, in simmetria opposta, un rudere, di cui la cosa meglio conservata resta l'insegna fatta di cemento, sul muro di lato: "scuola elementare". E poi il caseggiato più grande. Restaurato con i mattoni rossi di prima della guerra, per nascondere l'intonaco inglese della fine dell'Ottocento. Finestre abbandonate aperte al primo piano. Niente finestre né porte, invece, sul marciapiede dei binari. Solo il segno dei varchi, ormai murati, con impietosi blocchetti di calcestruzzo. Aperture simmetriche che paiono occhi, per sempre occlusi, senza preavviso, né spiegazione.  Poi, senza preavviso, né spiegazione, capisco. Senza averne voluto o richiamato la presenza. Sento il trillo di un campanello meccanico, come ancora si sente in certe scuole, quando si segna la fine della lezione, o l'inizio della ricreazione. Mi piacerebbe fosse una storia di fantasmi bambini, che non hanno mai abbandonato la scuola elementare, che sta esattamente di fronte a me. Invece è proprio il suono d'avviso di un vecchio passaggio a livello. E quello che arriva è uno dei treni che ancora riescono a fare scintille sulle rotaie a scartamento ridotto. Non mi domando neppure come abbia fatto a sapere che io fossi proprio là, proprio in quel momento e in quel luogo. Lo guardo soltanto, incantato. Come si guarda un treno che continua a passare in una stazione che esiste solo in due cartelli bianchi arrugginiti. Solo allora capisco definitivamente. Perché quella stazione, a cui hanno chiuso gli occhi, continua a vivere e vedo i muri piegarsi leggermente, a seguire la coda del treno, passato davanti a lei. Anche a occhi chiusi, sente i suoni e le vibrazioni dei binari. E aspetta pacifica, che passi un treno, che riprenda a fermarsi davanti. O qualcuno che faccia una deviazione, per non sentirsi troppo sola








Un giorno mi chiederanno di raccontarti. Di descriverti. 
E io non dirò chi eri. Ma dov'eri. 
Perché tu sei un Luogo. 
Un Luogo dove esiste tutto ciò che altrove non c'è.



virus



- Ciao.
- Ciao. Hai una faccia...
- Davvero ?
- Si, si. Che ti succede?
- Beh. Sai...
- Sputa il rospo.
- Insomma...ecco.... Ti ricordi quella ragazza di cui ti parlavo. Quella che ho conosciuta su Effebi....Che ci stavamo frequentando, usando Whatsapp...
- Si, certo che la ricordo; l'ultima volta mi hai pure fatto vedere la sua foto svestita.. Una Dea.
- Beh. Si.... Lei... Ecco: ci siamo dati un appuntamento vero. Ci siamo piaciuti. È stato un vero sballo.
- Mi pare una buona cosa. Perché quella faccia, allora?
- Mi sono beccato un virus...
- Uhh.... Mamma mia!  E io chissà che mi credevo.... Che telefono hai? Lumia Microsoft? Mettici Avira antivirus, che è pure gratis.

giovedì 11 agosto 2016

congestioni




Lo so. E' da un po' che non ci trovate niente di nuovo. Eppure, di "nuovo" c'è sempre una bancarella piena. Ma lo sapete pure voi, che i mercatini ambulanti, per definizione, non li trovate sempre nello stesso posto. Nel frattempo, alcuni (s)fortunati hanno continuato a leggere gli esperimenti delle Teorie. 
Quindi, oggi, per dare un senso logico, vi lascio qualche riga, che riparte proprio da dove è iniziata una delle prime "teorie". Da una spiaggia.


Acqua

- Dario, non andare in acqua!
- Ma dai, perchè tuo figlio non può andare in acqua?
- Perchè ha mangiato da poco; ha mangiato cinque minuti fa; rischia di stare male in acqua.
- Ma quando mai?! La digestione non è ancora iniziata; la digestione inizia dopo venti minuti, quindi se entra ora non corre rischi;  l'importante è che esca prima di venti minuti; è il freddo, quando si esce, che rischia di farlo affogare.
- Ah... beh, non si finisce mai d'imparare. 


(Stintino, Sardegna, 5 di agosto, ore 15)

giovedì 28 aprile 2016

ready to take off






Me lo dice sempre, la mia amica oculista di Bergamo. Non bisognerebbe accettare neppure un bicchiere d'acqua, quando si viaggia con l'Alitalia. Lo raccomanda sempre, da quando è stata lasciata a terra per overbooking. Mi sono ricordato di lei, qualche giorno fa, nel guardare l'equipaggio di cabina.  Perchè con il passare degli anni, le hostess hanno subìto una sorta di mutazione genetica. Quasi tutte portano i capelli raccolti e con piccola coda o una cipolla. Le restanti, hanno i capelli tagliati corti. Ma questa mutazione, non si è limitata alla capigliatura, perchè, a guardare bene, evitando di farsi notare, sono diventate un po' più mascoline. Quelle di altezza maggiore, avendo perso le linee e le curve tipicamente attese in una donna, ma soltanto restando con pantaloni vuoti. Neppure davanti, come sarebbe ovvio attendersi da un organismo di genere femminile. Insomma, avete capito: niente forme prosperose, ma neppure il minimo sindacale, che possa impedire il declino della leggenda, che voleva le assistenti di volo, capaci di fare esplodere desideri e immaginazione. 
A dirla tutta, neppure i loro colleghi maschi sembrano essere usciti indenni da questo misterioso fenomeno evolutivo. Nel mio viaggio di oggi, verso Napoli, sono seduto alla fila tre, lato corridoio. E questo, mi ha consentito, non volendo, di sentire gli animati discorsi tra due colleghi, assistenti di volo, di sesso opposto. Argomento scabroso: l'utilità e il migliore utilizzo dell'anticalcare nel bagno. Con lui che appariva nettamente a proprio agio. Anzi, più esperto di lei. Un uomo di mondo, insomma.
Ci penserò, la prossima volta che dovrò fare una scelta. Non tra lei o lui. Ma tra dolce o salato. Grazie per avere volato con me.
    

sabato 16 aprile 2016

istruzioni per l'uso







Mi sono fermato davanti alla colonnina rossa, ho abbassato il finestrino dal mio lato e ho seguito le istruzioni che erano scritte sul display verde.












Ho preso il biglietto che mi ero tenuto in tasca fino ad allora e l'ho letto.




















Non era granchè interessante. Comunque, l'ho pure riletto.

Eppure, la sbarra non si è alzata.  Forse avrei dovuto fare un riassunto?

sabato 12 marzo 2016

all-less

Alcuni sono profumatissimi. Un eccesso di fragranza forte, che ti arriva addosso, mentre passano vicino e resta per qualche secondo. Altri invece, sanno soltanto di pulito. Niente gel luccicante sui capelli. Oppure si distinguono per i jeans dello stile che piace ancora a loro, fin da quando li portavano da ventenni. Mentre i più giovani  sono audaci e seguono la tendenza, con gli strappi al punto più o meno giusto. Barbe o visi lisci. Spesso meno pallidi di come te li aspetti. Poi ci sono i solitari. Quelli che attendono sullo spigolo del marciapiede, di fronte alla scuola. e sembrano dei padri ansiosi, che aspettano i figli alla fine delle lezioni. Dall'altro lato, dove la palazzina d'epoca lascia libero un bellissimo quadrato di sole, il gruppetto che si bea del tepore  fuori stagione.  Parlano tra loro, come i vecchietti delle  piazze di chiesa nei paesini. Esprimono pareri animati. Scambiano consigli esperti. Sono così numerosi, in quel.crocevia del centro della città. Proprio davanti al liceo da cui sono venuti due presidenti della Repubblica. Eppure non sembrano avere niente in comune tra loro. Se non quella inusuale sportina di plastica biodegradabile. Con quella scritta identica per tutti. "Issimo. La spesa semplice". Una busta bianca e rossa che li accompagna, mentre escono dal portone di ferro. Quello con la targa dorata. Caritas diocesana.

venerdì 11 marzo 2016

otto marzo

 





 

 
 
 
Se tu potessi leggerlo, te lo scriverei.
Noi siamo ciò che siamo stati.
Noi siamo ciò che siamo stati per gli altri. 
Per chi ci ha voluto nella propria vita.
Ogni volta che perdiamo qualcuno di loro,
perdiamo una parte di ciò che siamo stati. 
Di ciò che non saremo più.

(per R.)
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
8 marzo
 
Noi uomini lo sappiamo. Dovremmo festeggiarle ogni giorno. Non soltanto in una festa comandata. Sono le nostre compagne di vita. Quasi sempre le guidiamo noi, ma sono loro che ci portano, ci trasportano verso luoghi che talvolta, neppure conosciamo. Iniziamo ad amarle per come sono fatte, per le loro forme. A volte arrotondate, a volte spigolose. Poi le apprezziamo per come sono dentro. Motori inarrestabili, capaci di restare assieme a noi per una vita intera. Anche quando le lasciamo per una nuova passione, restano per sempre nel nostro pensiero e magari le incontriamo con un altro uomo, a cui concedono di percorrere un altro tratto della strada.
Forse riusciremmo a vivere senza di loro. Ma è difficile immaginarla, ormai, una vita senza auto.